L’acqua e la sua valenza terapeutica

febbraio 21st, 2012

L’acqua: l’elemento fondamentale del nostro corpo e del nostro mondo.  A volte l’acqua fa paura quando piove molte e riempie i fiumi che straripano, o quando le onde del mare allagano. Nell’inconscio è anche simbolo di morte: “se cado in acqua e non so nuotare o è troppo fredda, muoio”. Essa, tuttavia, è sopratutto vita, tanto che abbiamo provato per ben 9 mesi la sensazione piacevole di muoverci liberamente nella placenta,  un luogo caldo, silenzioso, accogliente e di libero dalle leggi di gravità.

L’acqua, affrontate le eventuali paure, può divenire strumento terapeutico, in quanto le sue caratteristiche generano degli effetti curativi e, appunto, terapeutici.

Galleggiare significa essenzialmente RILASSAMENTO MUSCOLARE, ovvero lasciarsi coccolare dalle onde e farsi sorreggere dall’acqua. Secondo il principio di Archimede, un corpo immerso in acqua riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto: l’acqua ci sostiene in modo naturale.

Inoltre, essendo molto più densa dell’aria, ci FACILITA I MOVIMENTI perchè il peso corporeo è “alleggerrito”. Perciò ci sembrerà di diventare LEGGERI E DI RIAPPROPIARCI DI TUTTE LE SENSAZIONI CHE IL NOSTRO CORPO CI INVIA.

GALLEGGIARE in un acqua calda, calma e in silenzio ha perciò un forte potere terapeutico e può essere utilizzata con tutti. Nel caso in cui la persona o il bambino non possano galleggiare da soli, è possibile aiutarli con un sostegno didattico (tappeti galleggianti, tubi…) o tramite il sostegno di un’altra persona (l’istruttore, il genitore, il partner…)

L’IMMERSIONE ha anch’essa una forte valenza terapeutica e sicuramente è un’esperienza più forte. Sott’acqua possiamo MUOVERCI IN TUTTE LE 3 DIMENSIONI, avanti/indietro, di lato, in alto e in basso: tutto ciò non è possibile sulla terra.

La sensazione più bella è però quella di SENTIRSI AVVOLTI, contenuti, abbracciati, dalla forza dell’acqua. Questo permette di “farci sentire” il nostro corpo: è un’esperienza che consiglio a tutti, spesso ci dimentichiamo di alcune parti del nostro corpo!

Sotto l’acqua inoltre vi è un gran SILENZIO che ci fa rimanere soli con noi stessi, aiutando la concentrazione e la riflessione sul proprio sè corporeo e spirituale. Una sorta di creazione di pace e serenità interiore ed esteriore che vanno a fondersi, creando un piacere ancora più grande.

Tutte queste caratteristiche che ho descritto ci fanno pensare come a un ritorno a quando eravamo sereni e tranquilli nella pancia della mamma, sguazzando liberi in un posto caldo, silenzioso, senza gravità e accogliente. Ecco il motivo della valenza terapeutica e curativa dell’acqua, che con le sue qualità, porta le persone a recuperare la sensazione di benessere psicologico attraverso e con il benessere fisico.

Le arteterapie nei corsi di accompagnamento alla nascita

febbraio 21st, 2012

L’attesa di un figlio può suscitare ansia, preoccupazione, timore legato alla paura del dolore e al possibile rischio del parto. Uno degli scopi principali dei corsi prenatali è quello di imparare ad ascoltarsi e ad affrontare eventuali stati d’animo negativi, affinchè durante il travaglio il dolore fisico non risulti amplificato dalla tensione generalizzata.

Uno stato di tensione acuta, infatti, può influire negativamente sull’utero, fino a rallentare il processo della nascita o a renderlo più difficoltoso.

La futura mamma per evitare che ciò accada, può imparare a conoscersi meglio e a raggiungere un contatto maggiore con le proprie sensazioni fisiche per vivere la maternità con pienezza e non solo come una durissima prova da sopportare.

Le attività che permettono la riscoperta del corpo (musicoterapia, danza movimento terapia, acqua motricità, rilassamento corporeo) hanno l’obiettivo di:

- promuovere la totalità della persona in tutti i suoi aspetti,

- lenire dolori muscolari/articolari e allentare tensioni,

- preservare il benessere psichico,

- migliorare il rapporto con se stessi, con il proprio corpo e con l’altro,

- esprimere le emozioni,

- affrontare con serenità la gravidanza e il parto

- prendere consapevolezza del proprio corpo per favorire il legame con il nascituro e ridurre i possibili traumi dovuti al parto,

- rielaborare il concetto di dolore,

- apprendere tecniche di rilassamento adeguate al proprio corpo,

- trovare uno spazio di confronto con specialisti e mamme che stanno affrontando la stessa esperienza.

Il pedagogista clinico: CHI E’ E CHI NON E’

aprile 11th, 2011

Il pedagogista professionale è una figura che sta rinascendo in questi ultimi anni. Non è una professione  appena nata ma che sta risorgendo, non senza fatica, per riappropriarsi della specificità e della dignità professionale che ancora le vengono negate.

Questi mancati riconoscimenti non trovano certamente riscontro nella politica accademica, dove da già molti anni si vanno a prefigurare sempre più lauree specialistiche dopo la laurea triennale in scienze dell’educazione. E’ il caso ad esempio dell’ultima laurea in scienze pedagogiche (da me frequentata), sempre più specializzata nel formare educatori in grado di divenire, appunto, pedagogisti abilitati e preparati al lavoro in ambito sociale, accademico e scolastico.

Vi sono poi altri corsi specialistici come la laurea in educazione degli adulti, consulenza per la disabilità e la marginalità, progettazione e coordinamento, filosofia della persona, formazione e sviluppo delle risorse umane, scienze antropologiche ed etnologiche, teorie e metodologie dell’e-learning: solo alcuni nome dell’ampio spettro formativo che le facoltà di scienze della formazione progettano appositamente per una formazione sempre più a portata del bisogno educativo di oggi.

Il mancato riconoscimento trova la sua radice del problema nel negato diritto ad avere un proprio albo professionale.

Attualmente si sta tentando si perseguire questo obiettivo, ovvero di ottenere un albo dei pedagogisti professionali, non con poche difficoltà. Le associazioni che si occupano di questa battaglia, ormai mi sembra il termine più appropriato visto gli sviluppi, sono l’Anpe, Anpec  e la Fiped.  Queste si occupano già da anni di organizzare in modo privato dei corsi, chiamati master, in pedagogia clinica. continua a leggere